La Fitoterapia utilizza l’approccio terapeutico di tipo allopatico; è considerata a torto un rimedio poco efficace e “casalingo” e necessita di una maggiore attenzione, a fronte delle numerose conferme riscontrate sulla sua validità in tanti ambiti.
Resta la più antica forma di medicina e anche l’unica utilizzata almeno fino all’800, quando gli enormi passi avanti della scienza chimica hanno consentito agli studiosi di produrre quelli che oggi si definiscono comunemente “farmaci”.
La Fitoterapia è una pratica terapeutica riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Quest’ultima – insieme alla SIFIT (Società Italiana di Fitoterapia di Siena) – ha prodotto una monografia contenente un elenco completo di tutte le piante medicinali.
Per quanto l’introduzione della chimica nelle terapie mediche abbia dato origine ad una serie di successi innegabili, tutto il complesso sistema di cure basate sulla medicina moderna contempla un insieme di effetti collaterali. Per contro, la medicina naturale, a lungo sottovalutata, negli ultimi anni sta incontrando un rinnovato interesse.
La Fitoterapia è annoverata all’interno del più ampio campo delle medicine cosiddette “alternative” o “non convenzionali”, ma non per questo deve essere considerata una pratica del tutto inoffensiva, da affrontare con leggerezza: gravi, infatti, possono essere le conseguenze per la salute di chi sottovaluta l’effetto dei principi attivi contenuti all’interno delle piante che possono risultare tossici e velenosi.
Decisivo, per la sua affermazione, è stato l’interesse rivolto dalla medicina moderna verso le proprietà benefiche delle piante, con lo studio delle cause degli effetti terapeutici e la classificazione dei diversi principi attivi. È nato così il termine di “pianta medicinale” attribuibile a qualsiasi pianta contenente uno o più elementi (principi attivi appunto) in grado di dare sollievo o curare patologie più o meno complesse.